Pensieri e parole, errori ed omissioni di un sopravvisuto al secolo scorso. "Seduto o non seduto faccio sempre la mia parte con l'anima in riserva ed il cuore che non parte" (F. De Gregori) Il mio motto? "dico quello che penso e penso quello che dico"........ Edgar Lee Masters: “DORCAS GUSTINE” Non ero amato da quelli del villaggio, ma tutto perché non avevo peli sulla lingua, e affrontavo chi m'insultava con una protesta diretta, senza nascondere o nutrire segreti rancori o rammarichi. E' molto lodato il gesto di quel ragazzo spartano, che nascose il lupo sotto il mantello, e si lasciò divorare, senza un lamento. E' più coraggioso, credo, strapparsi il lupo di dosso e combatterlo apertamente, magari per strada, tra polvere e urla di dolore. La lingua sarà forse un organo ribelle - ma il silenzio avvelena l'anima. Mi biasimi chi vuole - io sono contento. ______Indicazioni ai sensi e per gli effetti della legge 7 marzo 2001, n. 62: Il curatore del blog declina ogni responsabilità di qualsivoglia natura. Le notizie riportate provengono da altri siti sparsi per la rete, e dai normali organi d'informazione, persino da quelli Mediaset. I testi vengono redatti da soggetti evidentemente incapaci di intendere e di volere, prova ne sia il fatto che qualche volta hanno votato per la DC. "Nel caso le foto siano coperte da copyright o siano di proprietà e non pubblicabili, segnalatemi la cosa e provvederò ad eliminarle." "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". (George Orwell)
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ROMA - E' l'ultima voce su presunti scandali a luci rosse che toccherebbe il mondo della politica. Il Giornale riporta oggi la notizia di un presunto ricatto, basato sull'esistenza di un fantomatico video hard che ritrarrebbe le effusioni della deputata del Pdl Alessandra Mussolini (Presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia) con Roberto Fiore, leader della formazione di estrema Leggi ancora...

Stasera, alle ore 19, presso il Circolo Cittadino "Il Galateo" di Galatone, terrò una comunicazione sul tema
"Conosciamo l'antica Galatone ",
un percorso nel tempo e nello spazio guidato dalla storia dell'urbanistica del nostro Centro Storico.
Era così, bella nella sua antica grazia, semplice nel suo bianco calce, autentica coi suoi intonaci antichi così salentini, pugliesi, mediterranei. E' diventata così, spogliata di parte degli intonaci, con dei giunti di un improbabile rosso. Con la pietra "truccata" di color cipria come una baldracca pronta alla serata di Palazzo Grazioli. L'unica Casa a Corte perfettamente conservata, degna perfino di una delle poche cartoline di Galatone, è stata spogliata così. Snaturata, violentata. Si continua con questo ignobile e dissennato scempio dello "stonacato" senza se e senza ma. Pare che non ci sia fine. Il paese si sta sconvolgendo, travisando, smaterializzando, sta perdendo identità ed autenticità, sta diventando qualcosa di "altro". Un falso presepe napoletano. Nessuno fa niente, nessuno dice niente. Anche perchè, pare, in questo paese tutti hanno studiato restauro, storia dell'urbanistica, storia dell'arte, tecnologia e consolidamento. Tutti sono pronti a concionare, a sognare, a discettare di argomenti dei quali non hanno mai letto una pagina nemmeno su di una rivista specializzata. Liberi di parlare di una urbanistica storica che non conoscono, di epoche che non hanno mai approfondito dal punto di vista artistico e/o architettonico, avulsi da ogni discorso e discussione tecnica; ma tutti arrogantemente depositari di una loro verità. Anche se mai nessuno di quelli che parlano si è mai sporcato le scarpe in un cantiere. Tutti qui danno giudizi sulle Soprintendenze ( c'è chi afferma che spesso la facciano "fuori dal vaso", che potrà anche capitare... ma chi lo dice? Vittorio SGARBI?) senza avere nemmeno uno studio di storia dell'arte orecchiato di età liceale; forti solo di erudizione appiccicaticcia e mai ben digerita, senza metodo e senza basi. Qui i tecnici specializzati non servono. Basta un diplomino di magistrale quadriennale per essere grandi specialisti. Qui non si va mai sul merito della "correttezza" storica, metodologica, teorica. Qui siamo al "mi piace, non mi piace", l'estetica -. non hegeliana e saussuriana, chiaramente - è formata dalle soap opera e dalla sottocultura di periferia. E quando va peggio siamo al "lo dico io". E basta. Tant'è che c'è chi si chiede dove gli altri prendano dati visto che c'è chi presume essere l'unico con accesso alle "fonti". Altro che Roland Barthes! altro che Miloutine Borissavliévitch! Altro che Piero Sampaolesi! Che cosa mi dovevano insegnare il mio professor Giuseppe Rocchi o l'amato professore Giovanni Klaus Koenig??? Basta il Manuale delle Giovani Marmotte per sapere tutto! E sia! E allora Muoia Galatone e Tutti i Filistei!
Anche questo video, che come sempre si trova sul portale di My Box che fornisce questo encomiabile impegno di grande utilità per tutti, mi pare deglo di lancio.
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12130
Ascoltare la dottoressa Daniela Talà è veramente interessante perchè parla con cognizione di causa e da esperta. In un paese dove ormai chi parla e discetta di solito non ha nè titoli nè cognizioni sembra già per questo un fatto eccezionale.
La Dottoressa indica quell'unione tra pubblico e privato che - lo devo dire e nessuno se ne dispiaccia - avevo a mio tempo cercato di proporre in bozza con la mia proposta di Piano di Sviluppo Turistico presentato a vari assessori e sindaci di questo comune di almeno tre giunte diverse. Mi consola, in un momento in cui pare che ogni volta che parlo sfasciocarrozze, che almeno questa esperta concorda completamente con me. Si vede che l'analisi territoriale dal punto di vista urbanistico svolta da me combacia con l'analisi di chi è esperta conclamata di turismo.
Questo vuol dire anche un'altra cosa: se le me idee a proposito sono state sempre ignorate c'è la reale possibilità che anche le intelligenti indicazioni della Talà lo siano. Perchè chi amnministra non parte da analisi e dati, ma solo da una visione "ab intuito" di problemi che non ha mai studiato analiticamente, non ha mai approfondito. In parla spesso qui si amministra "per sentito dire". O, peggio, ci si pone ad affrontare certi temi solo per soddisfare la promessa data al grande elettore o al clientes. In questo modo rovinando il territorio ed inguaiando gli altri operatori seri e avviati. E pregiudicando il reale sviluppo armonico dell'economia e del buon vivere.
Cortigiani, vil razza dannata,
Per qual prezzo vendeste il mio bene?
A voi nulla per l’oro sconviene,
Ma mia figlia è impagabil tesor.
La rendete . . . o, se pur disarmata,
Questa man per voi fora cruenta:
Nulla in terra più l’uomo paventa,
Se dei figli difende l’onor.
Quella porta, assassini, m’aprite.
Ah! Voi tutti a me contro venite
!

Dal Barbiere di Siviglia:
"Io sono docile, son rispettosa,
sono obbediente, dolce, amorosa;
mi lascio reggere, mi fo guidar.
Ma se mi toccano dov’e’ il mio debole
saro’ una vipera e cento trappole
prima di cedere faro’ giocar."

Ieri sera a Galatone si parlava di ALBERGO DIFFUSO. I Gruppi di Azione Locale, i GAL in questo mondo di acrostici, praticamente dei consorzi tra Comuni che devono favorire l’integrazione di sforzi per il progresso di area intercettando finanziamenti pubblici, focalizzavano l’attenzione su questa grande possibilità giusta per incrementare l’offerta ricettiva locale.
Di Albergo Diffuso ne parlo io già da anni. In epoca non sospetta dalle pagine prima del Giornale di Galatone, poi dalle pagine dei Blog. In un intervento che sono stato chiamato a fare nel 2000 allo Stage 2000 del ROTARACT CLUB di Gallipoli sul tema “IL TURISMO: opportunità e prospettive di sviluppo per il Salento”, già avanzavo l’idea di questi nuovi sistemi di ricettività a bassissimo impatto ambientale. Secondo la mia analisi del territorio –sono sempre un tecnico del territorio, no?- Il Salento è terra predisposta per questo tipo di ricettività in quanto l’utente del turismo Salentino è sensibile al trattamento ed alla localizzazione ed ai servizi che agriturismi e alberghi diffusi possono offrire.
La terza edizione del Forum Regionale del Turismo ha prodotto dei risultati statistici che sono inequivocabili. Chi ha studiato questi risultati prima di parlare di turismo? Penso pochi, vista la massa di sciocchezze e banalità che ieri sera ho sentito.
Il turismo, sarà il caso di ribadirlo, si attua solo quando uno di questi quattro attrattori è d’interesse:
CULTURA e ARTE;
AMBIENTE e PAESAGGIO;
DIVERTIMENTO;
ENOGASTRONOMIA e PRODOTTI ARTIGIANALI.
Prima si lavora su questi attrattori, si “incredenziano”, si migliorano, si esaltano, poi sulla ricettività che è conseguenza degli attrattori e non motore. Prima di farsi i conti sugli ipotetici “turisti”, bisogna farsi i conti su come rendere accogliente ed attrattivo il proprio territorio. E finora si è andati in direzione ostinata e contraria.
Non è teoria. Lo spiega molto bene non io ma l’analisi fatta dalla Banca MPS. Così come lo dicono i dati forniti dall’Osservatorio Turistico della Regione Puglia.
Prima di parlare di questo argomento bisognerebbe partire da dati e rilevazioni. Scusate l’approccio tecnico ma da certi condizionamenti metodologici non riesco a prescindere.
Abbiamo dati su Galatone? Penso proprio di no. Si parla a vanvera.
Eppure servirebbero per avere un quadro della situazione. Forse bisognerebbe partire proprio da questa analisi elementare: Visitatori, interessi, provenienza, scaglionamento nei periodi, posti letto disponibili, posti disponibili nelle strutture ristorative, numero di pasti consumati nelle strutture, tipologia di turismo, settori di interesse… insomma una normale ricerca di mercato. Tutti i dati necessari per la programmazione di qualsiasi impresa.
Certamente chi cancella una delle Cinque Terre Liguri facendole diventare quattro, chi si ostina a “Muoversi in una direzione univoca prendendo più direzioni”, chi fa gemellaggi col Baltico sperando in negozi di birra, salmone e ambra nel nostro centro storico (quanti dei soldi spesi per quel gemellaggio sono rientrati a Galatone? Un altro dato che ci manca…) o scambi con Alberobello (
Allora, se le cose stanno così, non parliamo di turismo. Parliamo di Alice nel Paese delle Meraviglie. Il Cappellaio Matto lo mettiamo noi.
D’altronde chi ha detto che “siccome l’agricoltura è in crisi vale la pena costruire villette in ogni campagna” ha una idea fantasiosa e bislacca della agricoltura, dell’edilizia e del turismo. In pratica di tutta l’economia.
Quattro settimane fa (sabato prossimo è il quarto anniversario!) lo stesso personaggio diceva che Fulcignano sarebbe stato acquisito al patrimonio comunale in poche settimane. E ancora non lo è stato. Ieri diceva che il “Centro Storico sarà ristrutturato fra pochi mesi” e che i finanziamenti e gli Appalti per i Contratti di Quartiere “stanno per arrivare”. (Mandiamo qualcuno alla Stazione ad accoglierli!)
Tanto che per cercare di cominciare a far battere questo “Cuore” del centro storico (allo stato mi pare che più che un intervento di defibrillatore a quel cuore è stato praticato un espianto!) si potrà aspettare che tutti i Contratti di Quartiere siano finiti. Noi ci saremo? I Nomadi e Guccini certo che no.
Cadono le ossa.
Tanto che anche l’amico e collega Claudio Scarano, colui che ha creduto in Galatone (da non galatonese può succedere non conoscendo le persone… d’altronde dice “a bbecchi e a furastieri ni ‘ncoddhri ce bboi”! e Caludio era forestiero…adesso non più!) investendo un milione e mezzo di euro nell’idea di un Albergo Diffuso che è stata finora bistrattata, ieri sera si è dimostrato veramente deluso e esasperato tanto da prodursi in una tagliente e circostanziata filippica contro “Franco” che, da galatonese verace, “autru dice e autru face”.
Non si fanno le nozze coi fichi secchi! Né si amministra con le bugie.
Qui si cerca di tagliare le gambe all’imprenditore che non è “organico” alla visione “politica” di chi comanda (e non governa), mentre si svende
Ha da passa’ ‘a nuttata!
Ma, continuando così, siamo solo al vespero….

Estrema sintesi dal dossier completo pubblicato sul numero 7 della Rivista A LEVANTE, adesso in edicola.
L”OGGETTO MISTERIOSO” nel Palazzo Marchesale a Galatone.
Durante la fase finale dei lavori di restauro del Palazzo Marchesale Belmonte Pignatelli a Galatone c’è stato il ritrovamento di una strana struttura circolare, posta all’esterno del Frantoio del Palazzo Marchesale, dal lato del cortile posteriore.
Sotto il banco di detriti di colmamento è cominciata a venire fuori una struttura complessa, circolare, divisa in dodici settori a mo’ di spicchi, coperti con delle lastre di pietra leccese fornite di un foro di una trentina di centimetri di diametro e contornata da una corona circolare di astraco ben fatto. Sotto a questi settori circolari, costruiti in tufo locale con molta precisione, con i conci della parte tonda perfettamente centinati, si sono scoperti dei pertugi a scivolo scavati direttamente nel banco di arenaria: tutti uguali, tutti perfetti. La struttura era per la gran parte abbastanza conservata. Misurando si trovavano misure metriche che rimandavano ad un progetto dettagliato concepito in epoca di sistema metrico decimale, rigorosamente dopo il 1799 e non prima. Considerazione che mi andava sempre di più confermando che la struttura fosse qualcosa di genio ingegneristico raffinato.
Varie erano le ipotesi iniziali, ma nessuna convincente. Anche l’aiuto chiesto in ambiti universitari internazionali non ha portato contributi validi. Persino il prof Antonio Costantini, esperto di architettura rurale salentina, dichiarava di non essere mai incappato in una struttura simile.
Gli unici documenti attinenti, citati più volte dallo Zacchino, ci dicono che:
A - Il 15 aprile 1845 il Semola acquista da Arcangela Casaluci, per la somma di ducati 15,90, “un piccola casamento diruto sito nell’abitato di Galatone in contrada Vico Marangia Isola Castello, che attacca con le case di Antonio Mazzarella da scirocco e da borea col giardinetto dell’Eccell.ma Casa Belmonte, con una porta che ha l’uscita al detto Vico Marangia.” (Atto Not. T. Susanna).
B - il 18 giugno 1845 il medesimo Semola acquista da Rizzo Giuseppe, per la somma di ducati 200, una“rimessa sita nell’isolato del castello composta di un solo lamione e la mangiatoia di cavalli al di dentro attaccante col castello del Principe di Belmonte da scirocco e colla moraglia a levante”. (Atto Not. T. Susanna).
Don Luigi Semola era un esperto agronomo di Otranto, Amministratore Generale e “fittaiuolo” dei beni della Casa Pignatelli di Belmonte. Il Semola si era stabilito a Galatone prima del 1844 per organizzare l’impianto che si andava ampliando integrando le vecchie strutture del Frantoio del Palazzo e costruendo con l’espansione che si andava a fare sui nuovi lotti acquistati con gli atti succitati. L’idea dell’impresa del nuovo grande frantoio si dovrebbe attribuire a a Angelo Granito, nato il 20.10.1812 e morto il 29.06.1861; maritato il 09.12.1838 alla appena quattordicenne Francesca Pignatelli y Aymerich Pinelli Ravaschieri, 10ª principessa di Belmonte.
Sempre lo Zacchino ci riporta integralmente la descrizione rilasciata dal gallipolino Giuseppe Castiglione autore della monografia Galatone edita a Napoli 1855 e ristampata in Fonti per
“Merita però particolare attenzione nel Comune che descriviamo il grandioso Stabilimento oleario di pertinenza del signor Principe di Belmonte. Gioverà dire alcunché sulla sua origine ed importanza. Nel 1845 il tanto noto per le migliorazioni introdotte in provincia in fatto di agricoltura, D.Luigi Semola, faceva costruire in Galatone un trappeto, che per le grandi proporzioni vien denominato Stabilimento del Principe di Belmonte, come ché fondato nel castello o antico palagio feudale di proprietà di esso signor Principe. Consiste in sedici vasche a due pietre, e cinque pressoi idraulici. Richiama detto Stabilimento la curiosità di tutta la provincia, essendo unico nel suo genere, e costruito con simetria, uniformità e regolari proporzioni, in modo che da qualunque punto l’invigiolatore può osservare ciò che fanno 64 operai, oltre altre a 100 e più persone che giornalmente ivi, al più ristretto numero, prendon parte all’estrazione dell’olio comune e degli olii fini. Nel tempo del pieno raccolto nella grande stalla si mantengono 48 muli per muovere le macine. Tutto si fa a suon di campanello, e con misura di tempo segnato dall’oriuolo. Lo stabilimento di giorno e di notte viene illuminato da 72 lumi a gas; solo esempio questo di illuminazione di tal fatta che finora esista in provincia”.
Documento importantissimo che ci conferma alcuni dati: le iniziali sedici mole e cinque presse e la stalla capace di 48 muli ritrovate negli scavi durante il restauro. Ma nessuno fino a questo momento si era mai chiesto una cosa abbastanza elementare che ci viene suggerita dal testo del Castiglione: da dove prendevano il gas i 72 lumi?
La storia ci dice che l’idea di applicare all’illuminazione i gas combustibili che si formano durante la decomposizione di certe sostanze organiche appartiene al chimico francese Filippo Lebon, poi ripresi dall’ingegnere W. Murdock in Inghilterra. I suoi primi esperimenti col nuovo gas consistettero nell’illuminazione dell’officina di Watt e Boulton a Soho già nel 1803 e della filatura di lino dei signori Philipps e Lée a Manchester. Il carbone era distillato in ampie storte di ghisa e il gas, condotto in grandi serbatoi realizzati anch’essi in ghisa, veniva lavato e purificato prima di essere trasferito ai becchi di combustione. Nel 1812 Murdock costruì a Londra il primo impianto per l’illuminazione pubblica a gas.

Allora ecco che cos’è questo grande marchingegno: niente di più di quello che resta di una caldaia per la produzione di gas. Praticamente il guscio esterno di un gasogeno (o gassogeno), ossia di un dispositivo in grado di produrre gas a partire da una massa solida. I gasogeni più noti sono quelli a gas povero, che consistono in particolari bruciatori costituiti da una camera cilindrica di lamiera alta dai 3 ai
In questi forni al combustibile solido (carbone, coke o semplicemente legna secca) viene fornita una quantità insufficiente di ossigeno, cosa che porta alla formazione di molecole di monossido di carbonio. Il gas povero prodotto è appunto una miscela di ossido di carbonio, anidride carbonica, azoto e idrogeno. Nel nostro Frantoio dalle12 bocche di raccolta del gas partivano 6 tubicini per ognuna: i 72 lumi del documento. Il gasogeno di Galatone, progettato da don Luigi Semola, era nient’altro che la rielaborazione del modello inglese dal quale differiva perché, anziché essere montato in una struttura di mattoni fuori terra, era semplicemente ed economicamente interrato in una fossa scavata nella tenera arenaria locale. A Galatone il gas, anziché dal carbone, veniva ricavato dagli scarti della produzione dell’olio: fogliame e sansa. Un sistema ecologico di riciclo completo all’avanguardia. Tanto all’avanguardia dall’essere stato perfino dimenticato a Galatone, dove nessuno aveva più l’idea di cosa potesse servire questa strana fossa, chissà quando spogliata dalle sue strutture metalliche; sicuramente dopo l’avvento della illuminazione a corrente elettrica che fece improvvisamente diventare obsoleta quella a gas.
Un ultimo discorso vale la pena fare sul Frantoio venuto fuori dagli scavi.
In queste belle ed ampie volte si era scelto, fin dal primo momento della progettazione (quasi 25 anni fa), di allocare un museo civico. Gli ambienti erano idonei, l’accesso appropriato, la luce zenitale proveniente dai lucernari ottima, l’ubicazione pragmaticamente perfetta. Nonostante i numerosi progetti di varia destinazione del resto del Palazzo che si sono succeduti in questi anni la destinazione di quegli spazi è rimasta sempre la stessa. Inoltre si è sempre pensato a quel percorso che unisse in forma di galleria coperta via Garibaldi al giardino posteriore del castello così da raggiungere via Castello e rivitalizzare lo spazio posteriore. In questo modo i cittadini che avrebbero percorso la galleria si sarebbero trovati con
Il tutto ha portato i progettisti a fermare i lavori in quel settore. Prima di tutto perché i fondi stanziati per quella parte sono stati impiegati per gli scavi a mano ed il trasporto di metri cubi di macerie e terra (circa
Il Folk Lore è Memoria del Popolo.
PER LEGGERLO TUTTO COMPRA A LEVANTE!!!!
MILANO - Il modello di riferimento per i bambini tra i 7 e gli 11 anni? Valentino Rossi (per il 16%, e per il 28,8 fra i maschi) e Belen Rodriguez (8,2%), ma non solo: anche Michelle Hunzicker e Mike Bongiorno (i preferiti dal 31%) e addirittura Fabrizio Corona per quanto da una percentuale minima, l'1,2%. A dirlo è il decimo Rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza Leggi ancora...
ROMA - Adesso ne parla anche la seconda carica dello Stato. Renato Schifani interviene all'inaugurazione dell'anno accademico del collegio universitario «Lamaro Pozzani» ed evoca l'ipotesi di «elezioni anticipate». Secondo il presidente del Senato, se viene meno «la compattezza» della maggioranza «il giudice ultimo non può che essere il corpo elettorale». Frasi che vanno lette alla luce Leggi ancora...


SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
ROBERTO SAVIANO
Firmate l'appello